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06/04/2010
Over 50 la generazione più penalizzata




Sono i lavoratori nati dopo il 1950 i più colpiti dalla riforma previdenziale.

Per avere la pensione saranno costretti a raggiungere la massima anzianità (40 anni). Dovranno, in pratica, dire addio alla pensione anticipata che i colleghi più anziani potranno incassare entro il 2007 grazie a requisiti più comodi: 35 anni di contributi e 57 di età.

A parte coloro che hanno iniziato a lavorare prima dei 18 anni, si può dire che la rendita Inps non potrà più essere riscossa prima dei 60-62 anni.

Insomma, dal 2008, stando al testo della delega sul riordino previdenziale, dovremmo assistere a una semi abolizione del pensionamento anticipato. Questi, insieme alla riduzione delle finestre di uscita, con conseguente allungamento dell'attività lavorativa, è lo scenario che si presenterà fra quattro anni.

Fino al 2008 praticamente non cambia nulla. Questo vuol dire che si segue il programma messo a punto dalla riforma Dini (legge n. 335/1995), accelerata dalla Finanziaria 1998 del governo Prodi. Pertanto, sino a tutto il 2007 la pensione di anzianità si può ottenere:
• combinando un minimo di 35 anni di contributi e almeno 57 anni di età (ridotti a 56 anni nel biennio 2004 e 2005 per le categorie tutelate);
• oppure, con più di 35 anni di contributi (38 nel biennio 2004-2005, 39 nel biennio 2006-2007 e 40 anni dal 2008) a prescindere dall'età anagrafica.

Con la riforma, a partire cioè dal 2008, la pensione di anzianità si otterrà:
• con 40 anni di contributi, a prescindere dall'età anagrafica;
• oppure combinando un minimo di 35 anni di contributi e almeno 60 anni di età (cosiddetta quota 95), sia gli uomini che le donne, nel biennio 2008-2009.

La quota 95 (35 di contributi più 60 di età) salirà:
• a 96, 35 di contributi e 61 anni di età (solo gli uomini) dal 2010 al 2013;
• e a 97, 35 anni di contributi e almeno 62 anni di età (solo uomini) dal 2014, previa verifica dei conti nel 2013.

È comunque previsto che le donne le quali dal 2008 in poi chiedano la pensione di anzianità sulla base dei precedenti requisiti, ossia combinando 35 anni di contributi e 57 anni di età (validi sino al 31 dicembre 2007) o 58 anni se lavoratrici autonome, possano ugualmente farlo, scegliendo però un trattamento calcolato con il nuovo sistema contributivo. Tale criterio, riferito alla contribuzione accumulata nell'arco della intera vita lavorativa, è sicuramente meno vantaggioso del sistema ´retributivo', riferito agli stipendi degli ultimi dieci anni, con una perdita in termini di pensione stimabile in misura pari a circa 20-25%.








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