E’ alto un metro e venti circa, pesa cinquanta chili e si propone come il fisioterapista del futuro. Non è una persona in carne e ossa ma il robot R1, realizzato dall’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) che presto entrerà in funzione nelle strutture per la riabilitazione degli anziani della Fondazione Don Gnocchi.

Il robot ha un’intelligenza artificiale particolarmente sofisticata, in grado di riconoscere gli oggetti e capace di evolversi con il passare del tempo (mano a mano che immagazzina nuove informazioni). E’ munito di doppia telecamera e sensore visivo 3d, possiede una testa, un busto e due braccia. Le mani e gli avambracci di R1 sono rivestiti di una pelle artificiale, con sensori che conferiscono al robot il senso del tatto, permettendogli di “sentire” l’interazione con gli oggetti che manipola. Ha una doppia funzione: quella di mimare i movimenti per la riabilitazione (stendere il braccio, muovere i polsi e così via) e quella di aiutare la persona nel compierli, controllando che li esegua nel modo corretto. Non sostituirà in toto il fisioterapista in carne e ossa, ma lo coadiuverà per migliorarne l’efficacia

Il robot R1 nasce in uno dei poli di eccellenza tecnologica mondiali, l’IIT, e in una regione, la Liguria, ad alto tasso di anzianità e con crescente esigenza di tutela e cura delle persone nella loro terza età. All’inizio dovremo insegnare al robot proprio tutto: dalla planimetria dell’ambiente alla collocazione degli oggetti.

R1 è anche il primo passo per l’ingresso dei robot nella nostra vita domestica: oltre alla cura e riabilitazione infatti si prevede che ben presto diventerà compagno fidato e aiuto nelle faccende di casa. In poco tempo sarà in grado di muoversi in autonomia, riconoscendo ambienti, volti e voci e compiendo azioni al posto nostro – come fare un caffè o prendere il telecomando al posto nostro, senza farci alzare dal divano.