A differenza dell’Ape sociale, che è una prestazione assistenziale gratuita destinata a categorie di cittadini in condizioni disagiate, l’Ape volontaria (il cosiddetto anticipo pensionistico, che durerà fino alla fine del 2018, che consente di anticipare la pensione di vecchiaia a chi ha compiuto i 63 anni di età) è un prestito vero e proprio, dunque oneroso, erogato da una banca in quote mensili per 12 mensilità e garantito dalla pensione di vecchiaia che il beneficiario otterrà alla maturazione del diritto. Vi raccontiamo tutto ciò che c’è da sapere su questa possibilità (fonte Pensionielavoro.it)

L’Ape volontaria può essere quindi essere richiesta dai lavoratori dipendenti pubblici e privati, dai lavoratori autonomi e dagli iscritti alla Gestione Separata Inps. Sono esclusi i liberi professionisti iscritti alle casse private. Per accedere al prestito è necessario avere, al momento della richiesta, una serie di requisiti: almeno 63 anni di età e 20 anni di contributi; essere in grado di maturare il diritto alla pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi dal momento di presentazione della domanda; un importo della futura pensione mensile pari o superiore a 1,4 volte il trattamento minimo Inps (703 euro mensili, compresa la rata di ammortamento).

Non è richiesta la cessazione dell’attività lavorativa, per cui si può anche continuare a versare contributi. E, se dovesse aumentare l’età pensionabile con l’adeguamento demografico, si potrà chiedere un finanziamento supplementare. In tal caso il prestito potrà dilatarsi, con rideterminazione dell’onere e della rata di ammortamento, per coprire la nuova data di raggiungimento della pensione di vecchiaia. L’interessato potrà, al momento della domanda, indicare se avvalersi o meno di tale facoltà.

Come funziona? Il prestito viene erogato da una banca scelta dal lavoratore tra quelle aderenti agli accordi-quadro tra il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali congiuntamente con quello dell’Economia  e delle Finanze e Abi (Associazione Bancaria Italiana), e deve essere restituito in 260 rate in un periodo di 20 anni attraverso una trattenuta sulla pensione. È prevista la possibilità di estinzione anticipata, così come una polizza assicurativa che interviene in caso di decesso dell’interessato. In tale ipotesi, la compagnia d’assicurazione, individuata sempre tra quelle che aderiscono agli accordi-quadro tra ministero del Lavoro, dell’Economia e Ania (l’Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici e altre imprese assicurative primarie).

Nel caso in cui il lavoratore optasse per l’Ape volontaria, la banca pagherà un anticipo della pensione fino a un massimo di 43 mesi, in attesa che il richiedente maturi l’assegno pensionistico con la garanzia che, una volta ottenuta la pensione, l’Inps rimborserà, tramite una trattenuta mensile, all’istituto finanziario le somme comprensive dei relativi interessi per i successivi venti anni. Il prestito durerà da un minimo di 6 mesi fino a un massimo di 43 mesi e l’importo richiedibile oscillerà tra un minimo di 150 euro mensili e in un massimo compreso tra il 75 e il 90% della pensione netta maturata al momento della richiesta di Ape (a seconda dei mesi di anticipo richiesto). L’importo, esente da imposizione fiscale, sarà erogato sino a 12 mensilità annue.

Parliamo di importi: il prestito è commisurato alla pensione di vecchiaia maturata. L’importo minimo è di 150 euro mensili, mentre quello massimo è legato alla durata dell’Ape:

se l’anticipo è superiore a 3 anni si potrà chiedere fino al 75% della pensione;

se è compreso tra 24 e 36 mesi, l’80%, tra 12 e 24 mesi l’85%

se l’anticipo è inferiore a 12 mesi, è possibile arrivare al 90%.

Coloro che hanno maturato i requisiti tra l’1 maggio e il 18 ottobre 2017,  possono richiedere, entro il 18 aprile 2018 attraverso la domanda di Ape  la corresponsione di tutti i ratei arretrati maturati a decorrere  dalla suddetta data di maturazione dei requisiti.

Il procedimento: per ottenere l’Ape, il lavoratore deve chiedere prima di tutto all’Inps la certificazione del diritto alla pensione. In altri termini, il richiedente dovrà in prima battuta farsi certificare dall’Inps il possesso dei requisiti per avere diritto all’Ape, presentando domanda di certificazione per via telematica (o, in alternativa, rivolgendosi presso intermediari abilitati). Verificati i prereqisiti, l’Inps comunicherà quindi, sempre per via telematica –  nella sezione riservata al richiedente sul sito www.inps.it e con contemporaneo invio dell’avviso  di comunicazione  di  avvenuta  pubblicazione  all’indirizzo di posta elettronica fornito insieme alla domanda – la certificazione del diritto all’Ape, la data  di maturazione dei requisiti,  nonché gli importi  minimo e massimo  della  quota mensile ottenibile.

Solo a questo punto, il lavoratore potrà presentare all’Istituto l’effettiva domanda per accedere all’Ape: al suo interno, saranno indicati sia l’istituto bancario che erogherà il prestito sia l’impresa assicurativa alla quale richiedere la copertura del rischio di premorienza. Di pari passo, viene però fatto obbligo al richiedente anche di presentare la domanda diretta a ottenere la pensione di vecchiaia da liquidare al raggiungimento dei requisiti anagrafici previsti dalla normativa vigente. Entrambe le domande, da presentare contestualmente, non sono revocabili.

Ci sono dei costi di cui tener conto, anche se, in assenza delle precisazioni in arrivo con la stipula degli accordi-quadro, è possibile per il momento effettuare solo simulazioni del costo del prestito. Le stime in ogni caso devono considerare – oltre che le diverse ipotesi relative ai tassi di interesse e i costi della copertura assicurativa – sia la commissione per il fondo di garanzia pari all’1,6% sia la detrazione fiscale del 50% sulla quota pari a 1/20esimo degli interessi e del premio assicurativo, così come prevista dalla Legge di Stabilità 2017.