Dallo storico appuntamento a Santa Maria in Trastevere a Roma, dove è cominciata la tradizione, alle periferie africane e latinoamericane: ai pranzi di Natale di Sant’Egidio quest’anno erano presenti migliaia di invitati.

Sono i poveri amici della Comunità durante tutto l’anno: senza dimora, anziani soli, immigrati – tra cui i profughi venuti con i corridoi umanitari – i detenuti e i bambini di strada delle periferie del Sud del mondo. Si calcola che in Italia abbiano partecipato circa 60 mila persone e oltre 200 mila in una settantina di Paesi di tutti i continenti. Numerosi anche gli appuntamenti nelle carceri italiane (in 55 penitenziari per 5.500 detenuti). 

Tavolate in cui si confonde chi aiuta e chi viene aiutato: come si legge nella nota della comunità, “i pranzi di Natale di Sant’Egidio sono stati resi possibili grazie all’aiuto di tanti amici della Comunità, hanno trasmesso un messaggio di pace e solidarietà contro ogni divisione e indifferenza. Ma hanno anche fatto emergere la generosità di tanti, la voglia di aiutare chi è più fragile per costruire un mondo più umano e vivibile per tutti”.

E ora, dopo quelli di Natale, la Comunità è impegnata nei pranzi solidali in occasione del Capodanno