ARTOUR-O mi porta sempre in giro, sempre preda di una curiosità insaziabile. In questo caso voleva dare uno sguardo alla scuola d’Arte Sacra.

La scuola si trova alle Cascine e precisamente occupa un piano di une delle strutture più belle ed eleganti di Firenze, l’ennesima dimostrazione non solo dell’amore per il bello che contraddistingue da sempre gli italiani, come affermò Marco Valsecchi in un suo saggio nel 1972, ma anche della capacità di concepire la bellezza e di saperla anche realizzare.

L’edificio, anzi il complesso si deve a Pietro Leopoldo di Lorena, che decise di farne una fattoria modello. Le Pavoniere che devono il loro nome alle due immense gabbie per i pavoni, ai lati dell’ingresso, scandito così in maniera inequivocabile sono all’interno del Parco delle Cascine, arretrato e un po’ nascosto, rispetto a Viale degli Olmi che a sua volta prende il nome da una delle attività della primitiva fattoria, che produceva cacio o “cascio” come dicono da queste parti.

Ho avuto la fortuna di capitarci in un momento di calma e l’atmosfera veramente magica mi ha calato ai tempi di Leopoldo, forse per il silenzio così sorprendente dopo il frastuono del traffico, il verde, da cui all’improvviso emergono Le Pavoniere. Ma che bella questa villa, voluta proprio dal Granduca illuminato,  ancora così amato che in Toscana se ne parla come se fosse in vita.

Il preziosissimo polmone di verde, a pochi minuti dal centro, ospita due galoppatoi, campi da tennis, il velodromo, il tiro con l’arco, ma anche, nella Villa Reale, la Facoltà di agraria dell’Università di Firenze, che  continua così la vocazione del luogo, e manifestazioni temporanee tra cui l’immancabile ricco mercato settimanale, un ristorante, un bar i cui avventori possono godere lo splendido panorama del giardino all’italiana che si armonizza in qualche modo anche con la grande piscina e tutto fa cornice alla costruzione dai colori solari.

Qui la Scuola d’Arte Sacra, la nostra meta, un’accademia privata nata recentemente, solo 4 anni fa che forgia artisti dediti esclusivamente a questa specializzazione. Cercavo la Scuola e ho scoperto le Pavoniere, come accadde a Percy Bissey Shelley, e mi sono fermata per uno spuntino, godendomi il magnifico panorama.

Unica nota dolente, ma di questo i ristoratori sono vittime, un bambino che ha urlato tutto il tempo, per puro suo piacimento, con dei genitori solo intenti ai loro smartphone, che ha un po’ appannato questo pranzetto.

Perché non mettere in ogni ristorante un gentile avviso che verrà devoluto in beneficenza un 10% in più sul conto, ringraziando così  genitori incapaci di educare i propri figli, i quali al ristorante per lo più si annoiano terribilmente.

Potrebbe essere un deterrente costruttivo e compensare almeno moralmente la clientela tartassata.

Tiziana Leopizzi

ARTOUR-O