In Italia sono 654 mila i malati di Alzheimer o di demenze senili, di cui 461 mila donne (70,5%) e 193 mila uomini (29,5%). Nel totale rappresentano l’1,3% della popolazione con 15 anni e oltre. A dirlo sono gli ultimi dati Istat, relativi al 2016, contenuti nell’ultima indagine europea sulla salute (Ehis, European Health Interview Survey).

Rispetto alla precedente rilevazione riferita al 2013 si contano 94 mila ammalati in più di Alzheimer o demenze senili, pari a una crescita cumulata nel biennio del 16,8%. La natura di queste malattie le porta a concentrarsi tra gli anziani: le persone con 65 anni e oltre contano 616 mila casi e rappresentano il 94,2% del totale di questi malati e nel dettaglio sono 548 mila i malati tra le persone con 75 anni e oltre, pari al 83,8% dei malati. L’incidenza di Alzheimer e demenze senili per le donne è doppia rispetto a quella rilevata per gli uomini: nel dettaglio per le donne di 75 anni e oltre è del 10,2% rispetto al 5,3% degli uomini.

La mortalità per Alzheimer, rilevata dai 50 anni in poi, indica che la malattia causa 19,4 decessi
ogni mille di persone con 50 anni e oltre. Il tasso standardizzato di mortalità da Alzheimer registra 46,9 morti ogni 100 mila persone con 50 anni e oltre, dato che raddoppia nel caso della
popolazione con 65 anni e oltre (89,6 morti) e oltre ed è tre volte e mezzo per la popolazione con
75 anni ed oltre (162,1 morti).

Lo stato di salute degli over 75 e oltre

Una rilevante sfida per il sistema di welfare, dei servizi sanitari e di assistenza è rappresentata dalla cura di una platea di anziani in continuo allargamento e che – in quota rilevante – soffrono di malattie croniche e non curabili: in Italia i tre quarti (76,0%) degli anziani con 75 anni e oltre si dichiara in uno stato di salute non buono, valore di 5,3 punti inferiore rispetto alla media Ue del 70,7% e che ci fa piazzare al diciassettesimo posto tra 35 Paesi europei (28 membri dell’Ue, Serbia, Turchia, Montenegro, Macedonia, Islanda, Svizzera e Norvegia).