28 Settembre – 1 Ottobre: Quattro giorni di intensi dibattiti, installazioni e una mostra di fotografia relativa agli anziani. Questo festival è stato organizzato da The Age of No Retirement, un’organizzazione creata da George Lee e Jonathan Collie nel 2013 per cambiare il modo in cui gli anziani sono percepiti e rappresentati dai mass-media nella nostra società.

L’ultimo giorno del festival, aperto al pubblico, è stato dedicato alla moda e l’età ed era fitto di discussioni, con tre ‘Conversation Labs’ tutti guidati da Caryn Franklin MBE, Professore di Diversity alla Kingston University e commentatrice di moda e con la presenza di molti esperti. L’obiettivo di queste conversazioni era quello di esplorare la questione della moda e l’età da diverse angolazioni.

La giornata è iniziata con l’anteprima di un breve film di moda, realizzato da Franklin, interpretato da due modelli della Grey Model Agency, l’unica agenzia in Europa che rappresenta modelli ‘agés’. I due modelli erano Antony Fitzgerald, 52, e Anna Von Ruden, 74, famosa mannequin negli anni Sessanta. Il film è audace, ben girato, e mostra i due modelli in maniera ben lontana dalla tranquillità con cui normalmente vengono presentati i modelli ‘agés’. Qui li vediamo che indossano abiti sgargianti,Anna ha un make up vivace, normalmente considerato da giovanissima.

Poi la discussione è cominciata. Io ero stata invitata a partecipare al primo ‘Conversation lab’ per via della mia esperienza come modella. Il nostro tema era la ‘visibilità’ degli anziani e come i mass-media aiutano (o no) ad aumentare, positivamente, questa loro visibilità. Molte le opinioni offerte dal pubblico e questo della visibilità è certamente un problema che abbiamo solo appena cominciato a definire.

Nel secondo lab si è discussa la questione della ‘agevolazione’ cioè come i vari brand si occupano di agevolare la visibilità dei post-50. La questione sottoposta a questo lab era ‘Il denaro parla, ma il mercato ascolta?’ I clienti più anziani spendono di più per la moda e tuttavia i brand non sono all’altezza di soddisfare le loro richieste.

Il terzo e ultimo lab si occupava del tema ‘Varietà, basta con gli stereotipi’. In questa conversazione finale si è affrontata la questione dei massa media e la prossima generazione di espressione creativa, cercando di valutare il ruolo assunto della psicologia della moda per motivare un cambiamento.

Queste domande non sono nuove e questa sicuramente non è la prima volta che vengono poste. Ma continuano a essere molto pertinenti e necessarie. Abbiamo visto alcuni cambiamenti nel corso degli ultimi dieci anni, ma non è sufficiente, il trattamento delle persone anziane nella moda è nel migliore dei casi superficiale, nel peggiore dei casi discriminatorio.

Parlando come modella e in relazione alla domanda posta al lab di cui facevo parte, sul tema della visibilità, posso dire che è veramente il caso di un passo avanti e due passi indietro. Il fatto stesso che la presenza di modelli ‘agés’ in una pubblicità che non ha nulla a che fare con farmaci per gli anziani o in un servizio di moda che non mira a prescrivere che cosa si può indossare alle varie età sia ancora un evento da notare e commentare è indicativo di una ossessione generale per la giovinezza.

Ho perso il conto di quante volte sono stata invitata a commentare se le donne dopo i cinquanta possano indossare un bikini, la questione sottintesa è “a quale età dovrebbero smettere di farlo?”. Come modella, è raro che mi si chieda di fare un servizio di biancheria intima o costumi da bagno, l’ho fatto solo un paio di volte, il che è piuttosto bizzarro. Come donna io indosso lingerie e quando vado al mare mi piace indossare un bikini, quindi perché non dovrei farlo come modella, dato che è il mio lavoro? Io certamente non sono giovane, ma non ho nessun problema con il mio corpo di donna anziana e non sento di dovermi nascondere.

C’è anche, nel settore della moda, ma anche in generale, all’interno della nostra società, la tacita regola di non doversi mai permettere di dimostrare, fisicamente, la propria età. Se non è possibile essere giovani, è necessario fare del proprio meglio per non apparire anziani. Come se essere anziani fosse una malattia!

Abbiamo bisogno di cambiare i nostri atteggiamenti rispetto all’invecchiamento e questo deve iniziare da quando si è giovani, cercando di capire che la vita è un continuum e che invecchiare è in realtà una benedizione. Perché accanirsi a sottolineare le differenze tra la generazione più vecchia e quella più giovane? La ricerca scientifica ha riscontrato che ci sono in realtà molti punti in comune tra le generazioni e questi dovrebbero essere evidenziati, piuttosto che mantenere in vita preconcetti di divisione.

E anche se si pensa che discutere gli stereotipi dell’età è un po’ ‘passé’ – come un’amica ha commentato quando le ho detto di questo evento – credetemi, non lo è affatto. ‘Le discriminazioni basate sull’età esistono e persistono.

Ci vorrà più sforzo per rimuoverlo e quindi, dobbiamo accogliere favorevolmente iniziative come ‘L’Età Non Conta’, anche se pensiamo che non siano più una novità.  Questo è il punto. Non è una questione di novità, la lotta contro le discriminazioni legate all’età non è una faccenda leggera da affrontare superficialmente. Un compito importantissimo che riguarda tutti noi perché ha a che fare con tutti noi.  Si invecchia tutti e tutti noi aspiriamo a una migliore qualità di vita, a ogni età.

Alex B., 59 anni, Italiana vive in Gran Bretagna da quando era giovanissima. Scrive per varie pubblicazioni inglesi,ed è anche modella ‘agée’ con Grey Model Agency.